VIETNAM.DAY.03.HOI AN

Sul breve volo da Nha Trang a Da Nang proviamo ad incastrare la logistica dei giorni successivi.

Da Da Nang, dove atterreremo, dobbiamo trovare un modo per andare ad Hoi An dove abbiamo previsto di stare due notti.

In più, essendo di passaggio a Da Nang, non ci dispiacerebbe vedere dal vivo quella che in breve tempo è diventata un’attrazione super virale in una città altrimenti piuttosto anonima: il Golden Bridge (ovvero l’instagrammabilissimo ponte sorretto dalle manone di cemento). La soluzione più semplice ha due ruote e affittarla costa meno di 10 euro al giorno. Il taxi – prenotato con Grab, una specie di Uber diffuso in tutto il sud-est asiatico, ci porta dall’aeroporto direttamente al noleggio che abbiamo trovato, un piccolo spiazzo coperto da un tetto in lamiera e delimitato alla sinistra dal bancone di un bar e alla destra da un container di quelli che si vedono sui cargo o al rimorchio di un camion. In pochi minuti il proprietario tedesco ci da in mano contratto e chiavi di quello che sarà nostro compagno di viaggio per i prossimi 3 giorni e quasi 300 Km.

Prima tappa: Ba Na hills, dove svetta il famigerato Golden bridge (o Cầu Vàng, nome locale). E prima pioggia torrenziale che si sente arrivare con un forte fruscio, innonda tutto nel giro di 15 minuti e veloce come è arrivata, sparisce. Proseguiamo poi per Hoi An, cominciando a pregustare quello che sarà lo sfondo di tanto scorrazzare in scooter e moto dei giorni successivi: risaie di un verde brillantissimo tutto intorno interrotte solo da enormi montagne di calcare nero che sembrano buttate li, senza un preciso ordine ne scopo, se non quello di stupire.

Hoi An è deliziosa almeno quando la proprietaria dell’ostello dove stiamo che si premura di cucirmi gli shorts che ho accidentalmente strappato, non chiedendo nulla in cambio e regalandoci solo un gran sincero sorriso e qualche parola in una parvenza di inglese (si, qui nessuno parla inglese ad un livello nemmeno elementare: chi spiccica due parole le pronuncia come le pronuncerebbe Maurizio Costanzo … ).

Arriviamo che sta facendo buio (qui è buio totale poco dopo le 18), giusto per goderci le ultime luci e le mille lanterne che cospargono la città accendersi ed illuminare tutto di una calda luce fiabesca. Maciniamo kilometri a piedi tra viuzze e scorci che sembrano costruiti solo per essere instagrammati prima di fermarci per cena in una delle tante bancarelle sparse per il night market. Pochi dollari a testa (3 dollari, il costo della cena, che qui suonano – in valuta locale che correntemente utilizziamo- 70 MILA Dong!), una discreta dose di noncuranza per gli standard igienici e l’esperienza è da ristorante stellato (con un certo sforzo di fantasia!). Ancora qualche giro post cena e alle 22.30, come se ci fosse un concordato coprifuoco, la piccola cittadina si spegne, e con lei tutte le sue luci, le ultime note ben poco intonate che arrivano da improvvisati karaoke per strada (che qui in Vietnam é sport nazionale) e noi. Buona notte Hoi An.