VIETNAM.DAY.06.HUE

Ad esclusione della Città Imperiale, i punti di interesse principali a Hue sono fuori città, per cui, altro giro e altro scooter affittato, direttamente nel nostro ostello.

Visitiamo tranquilli la Città Imperiale – o quello che ne rimane, essendo stata centro di comando dell’esercito del Sud e obiettivo di tanti scontri e bombardamenti durante la guerra del Vietnam (localmente chiamata American War) e proseguiamo morbidi verso le altre mete:  la pagoda di Thien Mu, la tomba di Minh Mang e quella di Khai Dinh, dove per sbadataggine mia la GoPro finisce in uno stagno (ouch!). Neanche il tempo di finire le imprecazioni e una ragazzetta vietnamita che ha visto la scena dal suo baracchino che vende bibite, si butta nelle acque salmastre e dopo 15-20 minuti di tuffi ed immersioni, aiutata da una seconda ragazzetta, riportano alla luce il tesoretto smarrito, senza proferir parola e senza nulla chiedere … sosta obbligatoria al loro baracchino, dove moltiplichiamo per dieci il prezzo della nostra consumazione (un the verde e un gelato al mango) in segno ricompensa (totale operazione: €8…). L’ultimo stop prima di rientrare all’ostello, consegnare lo scooter e ripartire verso l’aeroporto è una meta inconsueta quanto inquietante: un parco di divertimenti acquatico abbandonato che sta diventando meta dei viaggiatori un po più avventurosi. La scena da film: con il quasi sempre affidabile Google Maps arriviamo all’ingresso del parco dove ci attendono, oltre ad un gruppetto di viaggiatori tedeschi, una coppia di guardie davanti al cancello sbarrato del parco. I tedeschi ci fanno capire che hanno provato a intercedere con le guardie che stranamente non sembrano disposte a chiudere un occhio in cambio di qualche dollaro. Un minimo amareggiati, facciamo marcia indietro. Ripercorriamo quindi la stradina sterrata che ci ha portato li con l’intenzione di tornare verso Hue, riprendere gli zaini all’ostello e ripartire verso l’aeroporto: la sera ci aspetta il volo per Hanoi e non abbiamo molto tempo. Ma. Ma sulla via ci affianca uno scooter con ragazzo che ci fa capire a gesti, fischi e qualche parola che abita in zona e conosce una via per farci entrare evitando le guardie. Capiamo che vuole racimolare qualche spicciolo con “forestieri come noi” e ci lasciamo guidare senza pensarci più di tanto. Senonché, sarà la zona isolata che diventa sempre più isolata, saranno le stradine sempre più strette e sterrate, sarà il cielo che si è di colpo ingrigito, sarà che non abbiamo poi tutto questo tempo a disposizione, sarà un po di autosuggestione, ma cominciamo a dubitare della bontà della scelta (e soprattutto delle intenzioni della “guida”). Esitiamo. Ci fermiamo. Ripartiamo. Così per tre/quattro volte.

Fino ad arrivare effettivamente vicino al famoso e inquietante dragone simbolo del parco, abbandonato in mezzo a un laghetto mezzo prosciugato e a rovine. Ma il tempo stringe e la voglia di avventurarci ulteriormente ci é un ben passata. Ci accontentiamo di “visitare” il parco googlando “Ho Thuy Tien” (il suo nome). Giriamo il motorino. Sterrato. Strada principale. Traffico di Hue. Ostello. Zaini. Taxi. Aeroporto. Hanoi arriviamo!